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The Divine Comedy: Hell

The Divine Comedy is an epic poem by Dante Alighieri, begun c. 1308 and completed 1320, a year before his death in 1321. It is widely considered the preeminent work of Italian literature and is seen as one of the greatest works of world literature.
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Citati

    andrea turnoje citiraoпре 6 година
    IN the midway of this our mortal life,
    I found me in a gloomy wood, astray
    Gone from the path direct:
    Luciano Moschettije citiraoпре 6 месеци
    IN the midway of this our mortal life,

    I found me in a gloomy wood, astray

    Gone from the path direct: and e’en to tell

    It were no easy task, how savage wild

    That forest, how robust and rough its growth,

    Which to remember only, my dismay

    Renews, in bitterness not far from death.

    Yet to discourse of what there good befell,

    All else will I relate discover’d there.

    How first I enter’d it I scarce can say,

    Such sleepy dullness in that instant weigh’d

    My senses down, when the true path I left,

    But when a mountain’s foot I reach’d, where clos’d

    The valley, that had pierc’d my heart with dread,

    I look’d aloft, and saw his shoulders broad

    Already vested with that planet’s beam,

    Who leads all wanderers safe through every way.

    Then was a little respite to the fear,

    That in my heart’s recesses deep had lain,

    All of that night, so pitifully pass’d:

    And as a man, with difficult short breath,

    Forespent with toiling, 'scap’d from sea to shore,

    Turns to the perilous wide waste, and stands

    At gaze; e’en so my spirit, that yet fail’d

    Struggling with terror, turn’d to view the straits,

    That none hath pass’d and liv’d. My weary frame

    After short pause recomforted, again

    I journey’d on over that lonely steep,

    A metà di questa nostra vita mortale,

    Mi trovai in un bosco oscuro, smarrito

    Usciti dal percorso diretto: ed e'en per dire

    Non è stato un compito facile, quanto selvaggio e selvaggio

    Quella foresta, quanto è robusta e ruvida la sua crescita,

    Che solo per ricordare, il mio sgomento

    Si rinnova, nell'amarezza non lontano dalla morte.

    Ancora a parlare di ciò che c'è di buono che è successo,

    Tutto il resto lo racconterò scoperto lì.

    Come prima di entrare non so dirlo,

    Un tale sonnolento torpore in quell'istante pesa

    I miei sensi giù, quando il vero sentiero che ho lasciato,

    Ma quando ho raggiunto il piede di una montagna, dove mi sono avvicinato

    La valle, che mi aveva trafitto il cuore di terrore,

    Ho guardato in alto e ho visto le sue spalle larghe

    Già dotato del raggio di quel pianeta,

    Che conduce tutti i vagabondi al sicuro in ogni direzione.

    Poi c'è stata una piccola tregua alla paura,

    Che nei recessi del mio cuore si trovava in profondità,

    Tutta quella notte, così pietosamente passata:

    E come uomo, con il respiro corto difficile,

    Preceduto dal lavoro, "scapeggiato" dal mare alla terraferma,

    Si rivolge ai rifiuti pericolosi e si erge

    allo sguardo; e'en così il mio spirito, che ancora fallisce

    Lottando con il terrore, si voltò a guardare gli stretti,

    Che nessuno è passato e vive. Il mio telaio stanco

    Dopo una breve pausa riconfortata, di nuovo

    Ho viaggiato su quella ripida e solitaria strada,

    Fani Jovićje citiraoпрошле године
    Ever to see the sky again. I come

    To take you to the other shore across,

    Into eternal darkness, there to dwell

    In fierce heat and in ice.

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